Le invio questa lettera con viva preghiera di pubblicazione (13 aprile 2004)

 

 

 

E’ partita col piede sbagliato la campagna elettorale del Presidente della Provincia Alberto Cavalli.

Non tanto e non solo per il voltafaccia della Lega Nord, che a due mesi dalle elezioni ha abbandonato la Giunta provinciale al suo destino e ha deciso di correre in solitudine con l’on. Alessandro Cè.

Non di questo si tratta, pur se tale decisione ha evidentemente innervosito e preoccupato il Presidente della Provincia, al punto tale che Cavalli – ormai tutt’altro che sicuro della vittoria finale – è incorso in uno scivolone di cattivo gusto e sulla cui legittimità amministrativa pesano forti dubbi.

Da alcuni giorni a questa parte, sui muri della città come sui media, campeggia la pubblicità del Presidente Cavalli, il quale – dietro il paravento dell’Istituzione provinciale – si fa propaganda elettorale a spese dei cittadini bresciani.

I manifesti e le pubblicità in questione si presentano, come detto, apparentemente istituzionali: sotto lo slogan “La tua Provincia lavora per te”, compare il territorio provinciale stilizzato e arricchito da una serie di fotografie d’archivio (neppure troppo originali), tra le quali figura anche il Presidente Cavalli con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Non pago, e per completare l’opera, il Presidente Cavalli va oltre, perché la pubblicità reca – in basso sulla sinistra – la seguente scritta: “Scrivi al Presidente Alberto Cavalli”, alla quale segue l’indirizzo di posta elettronica di Cavalli.

Complimenti vivissimi!

Un’operazione pianificata in tempo utile per sfuggire alle norme e alle leggi elettorali che regolano la ‘par condicio’ e le uguali condizioni di accesso e di pubblicità che devono essere garantiti a tutti i candidati.

Ma non è questo, ovviamente, il motivo dello scandalo.

Tutt’altro.

Il fatto è che il Presidente Cavalli promuove la propria immagine non a proprie spese o sotto le bandiere di un partito o di una coalizione politica, che pagano le relative fatture. Niente affatto.

Il Presidente Cavalli si fa pubblicità a spese dei cittadini bresciani, mascherando il tutto – alquanto grossolanamente – sotto le insegne dell’Amministrazione provinciale.

Già sulla nostra città in questi giorni si è abbattuta un’alluvione di manifesti del Presidente Silvio Berlusconi, il quale dà letteralmente i numeri e bara volutamente sulle cifre (sulle migliaia di miliardi – riportate ancora con le vecchie lire! – di presunte opere pubbliche avrà ragione Berlusconi o il ministro Lunardi, secondo il quale la cifra va quantomeno dimezzata?).

Ora dobbiamo anche sopportare la pubblicità di un Presidente della Provincia che si autopromuove con i soldi dei cittadini bresciani.

Avrà nulla da dire la Corte dei Conti su tale pubblicità, che a personale giudizio risulta impropria e inopportuna?

Certo, letta in chiave politica, l’iniziativa del Presidente Alberto Cavalli si rivela un atto di estrema debolezza, il segno che alla sbandierata sicurezza di qualche tempo fa si è oggi sostituita un’affannosa ricerca di consensi ovunque capiti (a quante inaugurazioni di opere presenzia, il Presidente Cavalli, opere per le quali l’Amministrazione provinciale non porta alcun merito?).

Letta in altra chiave, viene invece da dire che l’etica dei comportamenti non è più una virtù.

 

 

Maurizio Billante

Consigliere comunale

Democratici di Sinistra -Brescia

 

 

 

La sicurezza e il centrodestra  (17 marzo 2004)

 

Alcune brevi considerazioni a margine della discussione avvenuta durante l’ultimo Consiglio comunale di Brescia in merito alla delibera relativa ai «phone center».

E’ stata – purtroppo – l’ennesima occasione per parlare, anzi sarebbe forse meglio dire per straparlare, del tema della sicurezza e delle innumerevoli, presunte, responsabilità del Sindaco Corsini e della sua maggioranza, rei come sempre – a giudizio del Centrodestra – di tutti i mali e le calamità della terra.

Era da qualche tempo che il Centrodestra non sventolava più demagogicamente il tema della sicurezza in città.

Forse perché si sono accorti che governando nessuno ha la bacchetta magica – Berlusconi docet – o forse perché hanno finalmente capito che le competenze in materia sono del Governo nazionale e non del Comune di Brescia.

Si aggiunga poi che di recente sono stati diffusi i dati ufficiali del Ministero dell’Interno che segnalano come la nostra provincia e la nostra città siano tra le meno controllate e presidiate d’Italia. Tutto ciò – ma il dato era già ampiamente noto – a causa delle forti carenze d’organico.

Mi chiedo: quante volte il Sindaco Paolo Corsini si è rivolto al Ministro competente per chiedere un aumento degli organici, quante volte i Parlamentari bresciani dell’Ulivo hanno fatto appelli in tale direzione?

Nonostante ciò, la situazione non è migliorata e le sollecitazioni non hanno avuto il seguito che meritavano: in compenso, abbiamo il cosiddetto “poliziotto di quartiere”, il quale – con tutto il rispetto per le Forze dell’ordine che si trovano a lavorare in queste condizioni – sembra, così come denunciato anche dai loro rappresentanti sindacali, più il tema di una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto” che una misura concreta e, soprattutto, efficace.

Il Comune di Brescia la propria parte l’ha sempre svolta seriamente, investendo mezzi ed energie e spesso supplendo alle carenze altrui, e continua ancora a svolgerla con determinazione.

Basterebbe ricordare le realizzazioni e gli interventi di questi anni.

Cito solamente due esempi: il potenziamento degli organici della Polizia Municipale, con il prolungamento dei turni di pattugliamento del territorio, e la realizzazione del  Commissariato di Polizia al Carmine.

E’ giunto il momento, per il Centrodestra che governa sia a Roma che in Lombardia e in Provincia di Brescia, di gettare finalmente la maschera e di abbandonare le facili demagogie, per mettere in atto azioni e interventi concreti.

In questo senso, a conferma che le nostre opinioni non sono viziate dal pregiudizio, saluto positivamente la notizia del Consigliere comunale e Sottosegretario del Governo on. Daniele Molgora, che ha annunciato l’apertura nel centro storico di un distaccamento della Guardia di Finanza.

Azione sicuramente positiva, della quale potrà beneficiare il centro della nostra città.

 

La controriforma Moratti (13 marzo 2004)

Finalmente, nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 2 marzo 2004, è stato pubblicato il decreto attuativo della legge 53/03 riguardante la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione. Sono passati oltre trenta giorni (23/01/04) dalla sua approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri.

Tale ritardo è dovuto ad un errato riferimento normativo segnalato dal Presidente della Repubblica. Con quest’errore il tentativo era di attribuire soltanto al Ministro dell’Istruzione il compito di definire i curricoli scolastici, sentite le Commissioni parlamentari competenti e il CNPI. La modifica richiesta, invece, dal Presidente della Repubblica riporta la materia all’interno della riforma del titolo V della Costituzione. In questo modo i piani di studio nazionali dovranno essere emanati con decreto del Presidente della Repubblica su delibera del Consiglio dei Ministri, sentiti il Consiglio di Stato e le commissioni parlamentari, che devono esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante.

Quest’episodio testimonia la volontà di procedere di questa maggioranza, su una materia così delicata, imponendo le scelte senza un minimo di dialogo e d’ascolto con le componenti che vivono quotidianamente la scuola: docenti e dirigenti scolastici, studenti e famiglie.

In questi mesi, di giusta protesta, molto si è criticato dell’impianto della Riforma Moratti, ma andiamo a vedere qualche contenuto concreto della scuola dell’era Moratti. Alcuni esempi sulla scuola secondaria di 1°, il settore scolastico che insieme alla scuola superiore necessita maggiormente di un intervento (non certo la scuola elementare che in questi anni ha ricevuto riconoscimenti internazionali).

L’insegnamento della lingua inglese passerà da 99 ore annue a 54. Ci hanno raccontato che una delle novità era l’introduzione dello studio dell’inglese fin dalla prima elementare, ma non ci hanno informato che l'avrebbero tolto alle scuole medie. Ci sarà però lo studio di una seconda lingua comunitaria. Qual è la novità? Oggi mia figlia in prima media studia il francese e l’inglese! (con un monte ore annuo complessivo di 165 ore. Con la riforma si studieranno inglese ed una seconda lingua comunitaria con un monte ore annuo di 120 ore). L’insegnamento d’italiano passa dalle attuali 231 annue alle 203 ore, tanto chi ha imparato inglese alle elementari ed una seconda lingua comunitaria alle medie non ha più bisogno di coltivare la propria lingua madre!

L’insegnamento di Matematica, Scienze e Tecnologia passerà da 297 ore a 245 ore, infatti, non abbiamo assolutamente bisogno di studenti capaci di affrontare una società sempre più flessibile e basata sulle conoscenze scientifiche-tecnologiche. Che fine faranno gli insegnanti di Tecnologia, che passa da tre ore settimanali di lezione ad una sola ora? Nessuna preoccupazione saranno riciclati nell’insegnamento delle attività facoltative opzionali. Così afferma la circolare n° 29 del 5 marzo 2004.

Circolare che doveva sciogliere qualche dubbio d’interpretazione sull’applicazione del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59. e che invece non elimina i dubbi più volte presentati in questi mesi da chi lavora nella scuola. La circolare, infatti, non affronta in alcun modo i nodi politici e tecnici più volte segnalati.

Un solo esempio: le nuove professionalità e modalità organizzative che dovevano essere introdotte per avviare l’anticipo nella frequenza della scuola dell’infanzia saranno individuate successivamente, perché l’anticipo va realizzato come sperimentazione e sulla scorta di questa, andranno individuate le nuove professionalità, che devono e dovranno essere oggetto di contrattazione sindacale. Insomma sulla pelle delle bambine e dei bambini che riusciranno ad accedere all’anticipo, si costruiranno le condizioni per superare la sperimentazione.

Molti sono gli esempi che potrei proseguire a presentare per dimostrare come questa riforma “deformerà” la qualità della scuola pubblica italiana, ma voglio concludere con una breve replica a quanto riportato nella rubrica “lettere al Direttore” dal consigliere provinciale di Forza Italia Roberto Toffoli, che, non avendo argomentazioni serie per difendere la riforma Moratti, parla d’altro e in contraddizione con se stesso non affronta questioni di “metodo e di sostanza”, ma ci riporta indietro nel tempo come purtroppo pare fare la riforma Moratti. 

Maurizio Billante

Docente Liceo Scientifico Statale “Leonardo” – Brescia

 

 

Paroli e la coerenza (10 ottobre 2003)

 

Il Consigliere comunale di Forza Italia Adriano Paroli definisce “grave” quanto accaduto sul voto di una mozione presentata da Rifondazione comunista, che chiedeva un contributo di solidarietà alla “cassa di resistenza metalmeccanica” (si veda Bresciaoggi del 4 ottobre scorso).

Un fatto “grave”, perché secondo Paroli “pilatescamente i più tanti della maggioranza sono usciti lasciando che la mozione passasse con quattro voti”.

Quando si esprimono critiche bisognerebbe essere in grado di dimostrare, almeno qualche volta, una coerenza con quanto si “predica”, ma è noto che la contraddittorietà e il “pensiero debole” albergano in molti esponenti di Forza Italia.

Cosa ha fatto di diverso il “grande accusatore” Paroli in quella seduta di Consiglio comunale rispetto ai presunti “accusati”? E’ forse rimasto in aula per motivare la sua “ferma” contrarietà alla mozione?

La maggioranza, checché ne dica l’on. Paroli, ha motivato pubblicamente la sua non partecipazione al voto: ragioni che attengono al rispetto dei rapporti e delle dinamiche – spesso difficili – che intercorrono tra le diverse sigle (e le diverse scelte) sindacali e all’indisponibilità ad entrare – in modo sommario – in vicende che appartengono ad una sfera di rapporti e di dinamiche per loro natura complessi e fortunatamente lontani dalle strumentali diatribe tra partiti.

Piuttosto è incomprensibile la posizione del Consigliere Paroli: se era contrario alla mozione non faceva altro che votare “no”, se era favorevole “sì”.

Invece non ha fatto, com’era prevedibile, né l’una né l’altra cosa: perché i Consiglieri di Centrodestra presenti in aula, compreso lo stesso Paroli, al momento della votazione non hanno partecipato al voto (come la maggioranza), con l’unica sostanziale differenza di non aver motivato la propria posizione e di aver lasciato, loro sì, pilatescamente approvare la mozione di Rifondazione comunista.

 

Maurizio Billante Consigliere D.S. in Loggia