>Home

DOCUMENTI

Scrivimi

Cosa abbiamo fatto

Sentenza Prg

Preferenze

Dividendo Asm

Caso Caffaro

Il fondo

Adozione PRG

 

Caso Caffaro

Il fondo

  Caso Caffaro
Signora Presidente, Egregi colleghi, Gentili Colleghe,
vorrei iniziare il mio intervento con una premessa, tanto di metodo quanto di merito, che ritengo fondamentale per mantenere i toni e i contenuti del dibattito su un binario sereno, razionale, possibilmente immune da speculazioni politiche.
Un premessa che ritengo necessaria per garantire alla discussione un corretto approccio ai fatti. Per come si sono svolti i fatti, non per come li si vorrebbero interpretare secondo le convenienze di parte.
Il cosiddetto “Caso Caffaro” impone a questo Consiglio comunale, maggioranza e opposizione insieme, un’assunzione - forte - di responsabilità nei confronti dei cittadini: la tutela della salute pubblica è un bene troppo prezioso per piegarla, per svilirla, alla propaganda politica.
Il diritto alla conoscenza – reale – dei fatti da parte della cittadinanza prescinde, deve prescindere, dagli schieramenti di parte. Non possiamo confondere in questa sede la corretta informazione che dobbiamo ai cittadini bresciani – già sin troppo bombardati di notizie spesso gonfiate ad arte – con il consueto e spesso stucchevole canovaccio degli schieramenti contrapposti. Su questi temi sono auspicabili le convergenze, non le divergenze.
Se così non fosse renderemmo un pessimo servizio alla verità dei fatti, all’onestà intellettuale che deve muovere le nostre azioni, al dovere di una corretta informazione alla cittadinanza. Renderemmo un pessimo servizio alla comunità.
Se questa è la premessa, ne discende allora una prima, ritengo incontestabile, considerazione, che costituisce la piattaforma per qualsiasi discussione sul “Caso Caffaro” e sull’emergenza Pcb: l’Amministrazione comunale di Brescia in questa vicenda non ha mai abbassato la guardia, non è mai venuta meno al suo dovere di autorità garante della tutela del diritto alla salute dei cittadini.
Nessuna minimizzazione è stata fatta del problema, nessuna sottovalutazione né tanto meno omissione. Questo deve essere chiaro a tutti e questa affermazione, che è nella verità dei fatti, deve levarsi forte in quest’aula.
Il “Caso Caffaro” non è stato scoperto perché, nel corso dell’estate, ci ha illuminato con un presunto scoop il quotidiano “la Repubblica”.
L’Amministrazione comunale di Brescia, sul “Caso Caffaro”, ha sempre mantenuto alta l’attenzione, attraverso un costante monitoraggio, investendo e sollecitando gli organi di controllo, le autorità sanitarie competenti in materia, ovvero Asl e Arpa.
Incalzando l’azienda Caffaro perché si dotasse del piano di caratterizzazione, subito dopo l’entrata in vigore del Decreto Ronchi.
L’Amministrazione comunale sulla vicenda Caffaro ha sempre ottemperato al principio della massima trasparenza: gli atti, per quanti avessero la volontà di esaminarli con attitudine intellettuale scevra da pregiudizi, lo testimoniano fedelmente.
Il Comune di Brescia, in questa vicenda, è bene ribadirlo ancora una volta, ha compiuto tutti gli atti amministrativi che erano nelle sue prerogative e nelle sue responsabilità, adempiendo sino in fondo al suo dovere.
Le polemiche spesso pretestuose che anche negli ultimi giorni ho avuto modo di leggere sulla stampa o di ascoltare sui notiziari televisivi rendono un cattivo servizio alla verità dei fatti.
Sarebbe sgradevole, in questa sede, redigere una sorta di elenco dei buoni e dei cattivi.
Sarebbe troppo facile ricordare a chi, negli ultimi giorni, ha esternato a sproposito, che numerose competenze attengono non al Comune di Brescia ma ad altri enti governati dalla stessa parte politica di chi muove le accuse.
Sarebbe troppo facile e non lo farò: con il mio rilievo intende solo far capire all’opposizione di centro-destra che l’artificio della propaganda è uno strumento cui siamo tutti in grado di ricorrere. se solo lo volessimo, che è troppo semplice e semplicistico speculare politicamente su una vicenda così delicata, vero e proprio “nervo scoperto” oggi tra la cittadinanza, al solo scopo di raggranellare qualche consenso in più.
Non si scherza con la salute dei cittadini bresciani, non si strumentalizzano le loro apprensioni – legittime – , non li si blandisce con un linguaggio e con argomenti più consoni ad una campagna elettorale piuttosto che a un serio e maturo confronto. Ciò che ci divide non deve prevalere sulla verità dei fatti.
I fatti, allora. L’Amministrazione comunale, in testa il Sindaco Corsini, si sono mossi – puntualmente, tempestivamente, senza alcuna inerzia – ogniqualvolta gli atti e le risultanze degli organi sanitari e di controllo li autorizzavano ad intervenire.
Mai vi è stata disattenzione od omissione su alcuno dei rilievi e delle comunicazioni provenienti da Asl o da Arpa.
Ma deve essere chiara una cosa: l’Amministrazione comunale non poteva che muoversi solo su preciso imput, su esplicita segnalazione, degli organi sanitari di controllo.
E quando ciò è avvenuto, quando carte alla mano è stata in grado e nelle condizioni di intervenire, ebbene, la risposta dell’Amministrazione comunale è sempre stata chiara, inequivocabile, senza alcun tentennamento.
Vanno in questa direzione le due diffide comminate all’azienda Caffaro affinché bonifichi e metta in sicurezza sia l’area all’interno dell’azienda sia quella esterna, ovvero i giardini di via Nullo e di via Bevilacqua, la sede della Quarta circoscrizione, il campo d’atletica “Calvesi”.
Va in questa direzione la nomina dei tre esperti – di statura internazionale – che dovranno supportare l’azione e le decisioni dell’Amministrazione comunale.
Va in questa direzione la stesura di una carta urbana che indaghi lo stato del suolo, del sottosuolo, delle acque.
L’Amministrazione comunale si è assunta in toto le responsabilità che le competono, ha intrapreso tutte le iniziative che erano nelle sue prerogative, non si è in alcun modo sottratta al suo dovere di garante del cittadino e dei suoi diritti. Questo è importante ripeterlo affinché non vi siano fraintendimenti, o alla peggio malevole illazioni, su quanto fatto o non fatto dal Comune di Brescia.
Brescia non è Seveso ed ogni parallelo o similitudine non solo risulta infondato, ma tende ad alimentare sensazionalismi ed allarmismi irresponsabili. Rifiutiamo con forza paragoni di questa natura.
Una cosa è preoccuparsi della salute dei cittadini bresciani, e mettere in campo tutte le iniziative adatte a tutelarla, altra cosa è fomentare nell’opinione pubblica un sentimento di paura irrazionale: nessuna minimizzazione, la semplice constatazione che le parole hanno un peso e che il loro abuso provoca guasti irreparabili.
Tutti i soggetti in campo hanno il dovere di agire nella massima sollecitudine e impegno: Comune, Asl, Arpa, Provincia di Brescia e lo stesso Governo Berlusconi.
Con grande sintonia di intenti e comunanza di obiettivi: la tutela della salute dei cittadini bresciani, la tutela dell’ambiente e del territorio.
In questo senso, ho apprezzato la misura e il senso di responsabilità dimostrate in questa delicata fase dall’Assessore regionale Franco Nicoli Cristiani.
Per concludere: la vicenda Caffaro può costituire il passaggio fondamentale attraverso cui indagare in modo approfondito lo “stato di salute” del nostro territorio e intraprendere, di conseguenza, tutte le iniziative idonee ad intervenire e a risolvere le situazioni di degrado laddove se ne riscontri la necessità.
Questo è il nostro auspicio e questa la volontà e l’impegno, forti e motivati, manifestati e dimostrati dall’Amministrazione comunale.
Il “Caso Caffaro” è una sfida che intendiamo affrontare e vincere, consapevoli di avere la coscienza tranquilla per il passato, le carte in regola per il presente, e un’attitudine a ricercare con convinzione tutte le possibili soluzioni per il futuro.
Su questa strada dobbiamo proseguire, senza tentennamenti: questo è l’impegno che questa maggioranza e l’Amministrazione comunale si sono assunti e si assumono oggi di fronte ai cittadini bresciani.
Una postilla: in questa seduta non si discute del Piano particolareggiato del Comparto Milano, che con un atto distensivo nei confronti della minoranza è stato messo all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale.
Non mi dilungherò, dunque, su tale questione. Una sola sottolineatura: è proprio approvando quella deliberazione che garantiremo la bonifica di quelle aree. Procedere diversamente, “congelando” la delibera come viene chiesto dall’opposizione, sarebbe un atto miope, quando non foriero di conseguenze negative. Approvare la delibera infatti costituisce il passaggio fondamentale, irrinunciabile, la condizione necessaria, per bonificare un’importante parte della nostra città. E’ bene che i cittadini sappiano e non si facciano irretire da asserzioni fuorvianti.